venerdì 4 settembre 2015

Quanto paghereste un orologio?



Ok, avete appena preso uno smartwatch, bello, rotondo, che segna così bene l'ora che sapete al millesimo di secondo di quante ore è in ritardo il vostro treno. E ora?



Sì è vero, sto scrivendo questo post in parte perché sto rosicando per non averne posseduto ancora uno, ma è sin dall'alba della presentazione del primo arrivato che ho messo in dubbio l'utilità di questi aggeggi.
Attenzione, ai tempi che furono, misi in dubbio anche l'utilità dei tablet, ma solo perché non ne conoscevo il reale utilizzo e l'uso che ne avrei fatto io in persona, quindi è probabile che quello che andrò a scrivere sarà una totale perdita di tempo mio e vostro.
Ma di questo noi non ci curiamo.

Insomma, avete sto bellissimo smartwatch e passate 72 ore ininterrotte ad impartire comandi vocali per questa e quella azione: "meteo Singapore", "qual è la capitale del Rwanda", "a che età è morto Kant", "manda un sms a Pietro Tornaindietro"

Praticamente avete abbandonato quasi totalmente lo smartphone, lo usate solo per le chiamate e quel poco di web-browsing durante la giornata, per il resto c'è lui, fedele compagno avvinghiato al polso.

Dopo che avete provate ogni tipo di comando vocale, allora cominciate a cercare una UI che faccia per voi ed anzi, ne tenete un paio da gestire a seconda le occasioni, quella sportiva per il giorno e quella elegante per l'aperitivo in riva al mare. 
Poi, perché no, provate un launcher alternativo, così potete accedere ad Hangouts con soli 3 swipe invece che con 4. Gli fate anche contare in continuazione i vostri battiti, così tante volte che a momenti ne sapete più di un cardiologo e siete riusciti a risalire ad almeno 10 malattie cardiache genetiche, solo analizzando il vostro polso con la fighissima funzione del vostro orologio.
Passate le 72 ore, cioè dopo che avete capito come funziona e soprattutto dopo che avete capito in che modo si adatta al vostro stile di vita, comincia ad avvicinarsi una strana sensazione di "limbo", come se foste soddisfatti dal giocattolo, ma non dall'uso del giocattolo in sé. Ma la sensazione svanisce immediatamente quando qualcuno vede al polso il vostro miracolo di tecnologia ed esclama tutto contento: "ehy, ma quello è un orologio smart!"
Il petto si gonfia, il polso si alza e, fieri del vostro aggeggio, replicate: sì, è stato un affare, è un [inserisci marca qui] e l'ho pagato solo 399€. Ma in fondo sai che è una balla e non è stato un affare, perché, benché l'aggeggio possa valere in termini di hardware quella cifra, l'utilizzo che ne fai non ci si avvicina nemmeno a giustificare tutti quei soldi. È solo una scusa che continui a ripetere a te stesso.



Passano i giorni e cominciate ad usare sempre meno lo smartwatch per tornare lentamente allo smartphone, giustificando il cambiamento con un banale "eh ma ha lo schermo più grande e per rispondere su Whatsapp mi viene meglio scrivere che vocalizzare". È l'inizio del declino.

Tutte le funzioni che avete immaginato ed apprezzato nei teaser dell'azienda produttrice adesso non trovano più senso: perché chiedere di mandare un messaggio col comando vocale (facendo sapere a chi è nei paraggi quello che voglio comunicare) quando con due tap sono già dentro l'app del telefono ed in più posso apprezzare il mio bellissimo schermo a 2K?

La voglia di usare il vostro smartwatch va via via sempre più scemando, lasciando spazio al rimorso per aver speso tutti quei soldi che, invece, avreste potuto e voluto investire in quella nVidia Titan che vi fa tanta gola, ma che non avete avuto il coraggio di comprare perché "sarebbe stato un vizio troppo grande da soddisfare".

Imperterriti e motivati più dall'angoscia di mettere nel cassetto 400€ di roba inutile che dalla sua effettiva utilità, continuate ad indossare lo smartwatch, ma ormai non sapete nemmeno perché lo state ancora ricaricando. Ormai, passate le due settimane, è più un'abitudine che una voglia. Ma capita quel giorno che, distrattamente, dimentichi il tuo gioiello a casa. Dapprima ti pervade una sensazione angosciante per non aver sfruttato, quel giorno, il tuo dispositivo nuovo di zecca, poi, complice l'uso confortevole del telefono, quasi dimenticato per le azioni che avevi scelto per il tuo smartwatch, ti senti quasi risollevato di non averlo portato con te.

Passano i giorni e "capita" sempre più spesso di dimenticarlo perché magari era nel cassetto e non lo hai visto mentre uscivi di fretta o, magari, perché hai totalmente scordato di caricarlo la sera prima. 

Arriva un certo punto dove avere lo smartwatch con sé diventa l'eccezione perché alla fine è bello avere uno smartwatch da sfoggiare al polso, anche se voi, in fondo, l'orologio al polso non l'avete mai portato.

Ed io, nonostante tutto sto discorso, continuo ad essere invidioso di chi ha avuto il coraggio di acquistarlo, quindi non vi biasimate perché "avreste dovuto pensare prima alle conseguenze" perché, anche chi ci ha pensato, ha lo stesso il prurito da smartwatch.