domenica 12 luglio 2015

Android e tablet - Un amore che rinasce?


C'è qualcosa di profondamente sbagliato nell'immagine qui in alto. Non so, un senso di incompletezza mista a disappunto.

Lo avete riconosciuto tutti e, per chi non l'ha riconosciuto, vi metto al corrente io: è un Nexus 9 by HTC, il tablet top di gamma del 2014 di Google. 9 pollici di potenza, design e solidità. 

Quindi dove sta l'incompletezza? 

Non vi sembra di guardare un grosso (molto grosso) telefono con schermo da ratio 4:3? Sì, quella barra di ricerca allungata fino all'infinito lungo tutti i 1536 pixel di larghezza (in portrait mode, ovvio), quei tasti software della barra di navigazione tutti vicini tra di loro, mentre ai loro lati un oceano di vuoto. Senza poi contare la predisposizione delle icone delle app grossolana, semplicemente più distanziate da come compaiono sui telefoni. E quella barra delle notifiche in alto semi vuota, con solo l'ora e le icone di connessione. A me sembra tutto davvero organizzato alla meno peggio, anzi, l'espressione giusta sarebbe "male ottimizzato".

Android è intercambiabilità

Certo che sì, se proprio non ti piace Google Now Launcher puoi sempre passare ad un altro launcher: Nova, Apex, Solo, Fancy, Holo e dio sa quanti altri ce ne sono. Peccato che siano tutti ispirati all'aspetto stock di Android, nessuna rivoluzione estetica/funzionale, insomma. Ed anche andando verso launcher che si ispirano al ben più funzionale Windows 8, ci ritroviamo con animazioni penose, scarsa interoperabilità, app preinstallate (spesso in cinese) e chissà quanti backdoor o robaccia simile ficcati dentro.
Tagliando il discorso posso dire con sufficiente sicurezza che non esiste un launcher per Android che mi ottimizzi il desktop in un'ottica tale da avere un ambiente di lavoro, svago ed anche un media center fatto per bene.
Ed è questa la motivazione che mi ha spinto ad abbandonare il mio Nexus 7 per spostarmi su un cinesissimo Chuwi Vi8 con Windows 8.1 (a fianco di Android 4.4), al neoarrivato Teclast x98 Air 3G e al mio immortale ed irrinunciabile Asus Transformerbook T100; quest'ultimo, poi, grazie alla sua scorrevolezza, è diventato il mio compagno di avventura e la sua immensa batteria viaggia sempre con me.

Fine dei giochi?

Non è una bella prospettiva quella del futuro dei tablet Android, almeno dal mio umilissimo punto di vista.
Ma.
Solitamente critico i "ma", sebbene questa volta li debba rivalutare.
C'è un progettino per niente male, anzi, per usare il termine appropriato, decisamente fantastico, che mi sta intrigando e mi sta facendo venire un fastidioso prurito "amazzonico": si chiama Android Desktop OS (d'ora in poi ADOS) o, come l'ho ribattezzato io "l'interpretazione di Android come dio comanda sugli schermi più grandi di 6 pollici".


Un'immagine vale più di mille parole.
Prima di cominciare a strippare cercando il link al download, vorrei spendere un paio di secondi spiegando qualche concetto.

1. Android Desktop OS è un progetto portato avanti da alcuni sviluppatori indipendenti e non ha niente a che vedere con OEM interessati alla causa di Android su PC.

2. ADOS è ancora in uno stage di alpha, sebbene ci stiano lavorando da un po'. Tra l'altro l'alpha testing è riservato soltanto ad una piccola cerchia di utenti, proprio per non inondare di richieste e bugfix request la piccola community su Google+.

3. Ad oggi ADOS girerebbe solo e soltanto su SoC x86 e non su ARM, il che significa che se avete Nexus 9 (per dirne uno), non potrete installare ADOS. Mentre invece se avete, per dirne un'altra a caso, un tablet Asus con su un Intel Atom, beh, benvenuti nel club.
Ovviamente è anche installabile su notebook, netbook e PC fissi, purché con SoC x86.

4. Tutte le immagini che vedete di ADOS sono dei concept e dei mock-up, ma tutti molto fedeli alle alpha stage attuali.

Bene, adesso che mi sono parato dall'orda di gente che vorrebbe scaricare questa perla, posso continuare col mio flusso di parole che a nessuno interessa.

Android Desktop OS promette l'usabilità di un PC, con la base, la fantastica base, di Android: pensate, leggerezza, app ed estetica del robottino (aggiornato a Lollipop, la più bella graficamente dai tempi di Android Ice Cream 4.0). Come fa? Grazie all'open source! 
Difatti se date un'occhiata alla pagina Github del progetto, troverete tutti i sub-progetti forkati da altre major release che, messi insieme, danno la logica d'uso ad ADOS.
Troviamo, infatti, tra gli altri, xfce4-panel, ossia il pannello (parte del DE XFCE delle distro Linux) in basso che funge da launcher "Mac-style", budgie-desktop, un desktop enviroment sempre del mondo Linux, wine, un non-emulatore dei programmi Windows su Linux, paper-gtk-theme, un tema per Linux basato sul Material Design e tanti tanti emulatori per diverse console (da quelle Nintendo a quelle Sony). Poi, ovviamente, abbiamo anche il kernel Linux ed il server grafico Xorg a gestire, rispettivamente, l'hardware e l'output visivo.


La barra in basso è un mix tra xfce4-panel e la barra di Chromium OS, ossia uno spettacolo!
Insomma, abbiamo un sistema operativo già ultracompleto come Android, arricchito dal miliardo di applicazioni del Play Store e con la ciliegina sulla torta dell'usabilità desktop.

Sì sì, lo so che è una tortura parlarne e non potervi accedere, adesso sapete cosa provo io da marzo ad oggi.
Però vorrei sollevarvi un po' il morale. Sembra che non solo i ragazzi di ADOS abbiano capito che Android su schermo grandi è penoso, anche un'azienda ci è arrivata ed ha elaborato la propria interpretazione dell'OS di Google secondo l'usabilità desktop ed è già disponibile al download. 
Ora, andate a cambiarvi le mutande e dopo potete proseguire con la lettura di sto infimo post click-baiter.

L'azienda in questione è la Jide, anche questa cinese. Sembrerà scontato dirlo, ma ormai parlare di prodotto cinese in maniera negativa è un concetto superficiale ed ancorato ad un mondo figlio della concezione della manifattura cinese degli anni '90. Adesso è il 2015 e la Cina è una potenza mondiale in continua espansione e ciò si riflette anche sul suo mercato tech: Lenovo, XiaoMi, Oppo, Zopo, Onda e, citando i miei due ultimi acquisti, Chuwi e Teclast sono solo alcuni dei marchi che stanno spopolando in Europa, Russia ed in America.

Quindi, tornando alla Jide (che sadico che sono ad aver allungato il brodo), dicevamo che ha re-inventato il modo di adoperare i tablet col suo nuovo sistema operativo basato su Android, chiamato Remix OS, che, secondo il giudizio di una delle riviste più eccellenti del settore tecnologico a livello internazionale, cito, "potrebbe trasformare Android nel sistema operativo ibrido che Windows non è mai riuscito a diventare" (Pc World). 

Un paragone mica da poco. 

E proprio come prima, un'immagine vale più di mille parole. Io che sono buono, invece, vi ficco tante immagini!


















Sto facendo una strage di mutande tra i miei lettori. Prima ADOS ed ora Remix OS, sarà felice la Pompea.
Insomma, Android Remix OS praticamente presenta un'interfaccia tablet-like come dio comanda, con una funzionalissima taskbar in basso (a mo' di Windows 8), che funge, proprio come in Windows, anche da task manager (o recent apps che dir si voglia). Difatti non fa la sua comparsa il tasto recent apps, ma troviamo solo e soltanto il tasto back e home.

Come averlo

Beh, o acquistate un tablet Jide oppure sperate in un porting per i vostri device. Il Nexus 10, altro immortale nato dalla collaborazione Samsung e Google, ha già ricevuto Remix OS 1.5 basato su Lollipop 5.0 ed anche il mio cinesissimo Teclast x98 Air 3G ha ricevuto la sua versione. Tutto tace, invece, sul fronte Nexus 7 (sia 2012 che 2013) e Nexus 9. Neanche a dirlo, i tablet made in Samsung con codice proprietario non hanno ricevuto nemmeno per errore l'OS cinese e non credo neanche che sarà possibile.
In compenso, altre aziende cinesi si stanno impegnando nel portare Remix OS come proprio sistema operativo pre-installato: è il caso del Cube i7 Remix, un tablet da 11,6" con specs da capogiro ed un prezzo che vi farà spalancare la bocca: 184$ ossia 164€ ed ho detto tutto.

Adesso potete richiudere la bocca.

E ditemi, c'è ancora gente che spende stipendi per avere il MacBook Pro con una sola porta USB-C?