mercoledì 25 marzo 2015

La rinascita della fenice - Windows alla ribalta




Prima di cominciare a fucilarmi per eresia comprovata, fermiamoci un attimo a pensare. 

Guardate l’oggetto che state usando per leggere l’articolo o, al massimo tirate fuori quello che avete in tasca. Se non è un coltellaccio o un PC, avete una buonissima probabilità che sia uno smartphone, Android se seguite assiduamente la mia folle presenza sul web, Apple se siete di passaggio o avete molta moltissima pazienza (per sorbirvi le mie provocazioni).

Quindi state usando un telefono Android, che sia esso un Samsung, un LG o un HTC poco importa, quel che importa è che il cuore pulsante sia made in Google. Altrimenti avete tra le mani il frutto dei lobi di Wojak (controllare nome) e le rimanenze ancestrali di Steve Jobs. Fatto sta è che molto probabilmente non avete tra le mani un telefono con Windows Phone.
Il perché può sembrare semplice da intuire, ma se così fosse, non mi sarei preso la briga di scrivere questo post. No scherzo, è ovvio che son mosso dalla noia, altrimenti non scriverei proprio!
Scherzi a parte, negli ultimi tempi, più precisamente da quando posseggo il TransformerBook T100, ho rivalutato pesantemente Windows 8.1, anche se, la prima impressione positivissima l’avevo avuta con l’installazione su di un notebook che faticava non poco con Seven.
Ma il TransformerBook ha qualcosa che un notebook normale non ha: essendo un convertibile, è possibile utilizzarlo attraverso il touchscreen ed è l’ideale con l’interfaccia Metro di Windows 8.1. Certo, è ovvio che Windows 8.1 sia nato sotto la stella della convergenza, il nuovo trend degli anni ’10, per cui è stato progettato per essere utilizzato con facilità con tap, slide, pinch e gesture in generale. I piastrelloni del menu Start, sono poi eccezionali per questo scopo, nonostante i momenti burrascosi che hanno avuto alla loro presentazione.


I 3 re della convergenza
Tanti hanno criticato questa versione di Windows, a partire dalla 8 dove, addirittura, mancava il tasto Start, ma mai andando oltre le vere qualità di questo spettacolare sistema operativo: leggerezza, grazie all’addio delle trasparenze e dei png del tema Aero di Windows 7, una migliorata gestione delle librerie, non più accozzate dentro alle varie folder delle cartelle di installazione (rischiando di creare duplicati a iosa), una migliore gestione del multitasking, un metodo di ricerca più efficace grazie anche all’integrazione ed al miglioramento del motore di ricerca Bing e la massiccia presenza di gesture a semplificare la vita sia da utilizzo per desktop PC, che per dispositivi touchscreen.

Inoltre vogliamo parlare della schermata Start vera e propria? Se devo essere sincero, il classico menu Start di Seven era pacchiano, obsoleto e molto peggiorato sin da Windows Vista, tant’è che l’ultimo che reputo seriamente utilizzabile è quello di Windows XP. Ma è proprio questo il punto: stiamo parlando di una tipologia di strumento software che addirittura ripone le sue basi sul preistorico Windows 95, un sistema operativo che oggi, al 2015, ha circa 21 anni.
C’era il bisogno di cambiare ed era urgente farlo subito, data la crescente avanzata di Mac OS X nel mercato dei desktop PC.
Windows 8 doveva essere un punto di svolta nella storia Microsoft e lo è stato, più in male che in bene per la maggioranza delle persone: l’assenza di un’iconcina in basso a sinistra, che desse il via alle operazioni del PC rappresentava un passo troppo traumatico per l’utente medio, non vedendo quello che di realmente buono apportava questa release.
Poi l’assenza di una barra degli strumenti nelle applicazioni Metro, ossia quelle a full screen scaricabili dal Windows Store, ha definitivamente ucciso ogni speranza di Windows 8  di farsi piacere dal grande pubblico.
Poi uscì Windows 8.1 ed buona parte delle persone, quelle probabilmente un pelo più aperte al cambiamento, cambiò idea: il tasto Start fece la sua ricomparsa, ma non il menù Start al quale eravamo abituati e questa mossa ha fatto ben capire le intenzioni dei vertici di casa Redmond. Infatti da quando al timone di Microsoft non troviamo più il condottiero burrascoso Ballmer, ma il giovane ed intraprendente Satya Nadella, si è deciso di puntare in alto rompendo la linea del passato.
Windows, criticato ed accusato da tanti (me compreso) per la sua natura closed e con la mentalità della pappina pronta, ha comunque fatto la storia dell’informatica e, quindi anche dell’uomo moderno.
Per decenni il 90% del mercato dei sistemi operativi è stato in mano a Windows ed anche ai giorni d’oggi, nonostante l’avvento dei prodotti Apple che hanno rosicchiato punti percentuali attestandosi sul 15%, Windows continua a detenere circa l’80% del mercato OS lato client.
Ed è stata anche questa perdita di punti percentuali negli ultimi tempi a far suonare un paio di campanellini nella testa dei capi Microsoft. Windows, nella sua edizione Seven, per quanto rinnovata e bella graficamente, restava troppo ancorata ad una tipologia di computing antiquata, figlia degli anni d’oro che l’hanno preceduta.
Come detto sopra, convergenza è il termine in voga nel mondo tech e tutti puntano in quella direzione, unificando i sistemi operativi desktop, mobile, TV e wearable in un unico grande ente. Lo ha già fatto la Apple con Mac OS X e iOS, lo fa anche Google con Android e Chrome OS, lo fa anche Canonical con Ubuntu OS ed Ubuntu Touch. Microsoft non è da meno ed abbiamo Windows Phone e Windows 8.


Chrome OS, l'OS desktop di Google

Ma la convergenza ha un suo naturale passaggio logico: avere ed utilizzare più dispositivi (che essi siano con lo stesso sistema operativo o con uno differente poco importa) richiede l’unificazione della memoria per i dati in comune ed ecco che la parola cloud acquista una rilevanza sempre maggiore.
Microsoft non si è fatta attendere ed il figlio di Windows Live si trasforma in OneDrive, una piattaforma cloud che opera su più sistemi operativi offrendo storage gratuito sui server Microsoft.
Ma siamo ancora lontani dalla perfezione, le critiche piovono quotidianamente per un ambiente ormai con molta esperienza, ma con quel qualcosa in più che gli possa conferire il giusto appeal.
Probabilmente è qui che entra in gioco la mossa di sostituire il vecchio Ballmer con Nadella: ecco che Windows assume una veste più vicina ai geek. Esce Windows 10 technical preview, una beta incompleta e (sulla carta) instabile da far testare ai migliaia di appassionati tech affamati di novità. Addio al pacchetto preconfezionato, testato in casa e rifilato alla meno peggio alla clientela (magari anche con clamorosi bug/imperfezioni, vedi Windows 2000 o Vista) e benvenuta open preview beta.
Può sembrare un’inezia, ma vorrei che vi fermaste a pensarci: quando Google lanciò Android L qualche tempo fa, quante persone si mostrarono entusiaste e corsero a flashare il proprio Nexus 5? Decine di migliaia, ve lo dico io. Eppure il sistema era instabile, consumava tanta, troppa batteria ed era largamente incompleto. Però aveva appeal, l’appeal geek che spera di trovare uno smanettone quando apre un topic su una ROM su XDA-developers o su Androidiani.com.

 Windows 10 ha tutto questo e poter seguire lo sviluppo, aggiornamento dopo aggiornamento, rilascio dopo rilascio avvicina gli ingegneri Microsoft all’utente, calibrando il prodotto finale che quest’ultimo andrà ad acquistare.

Un altro stacco clamoroso col passato lo stiamo vivendo proprio in questi giorni: difatti è fresco l’annuncio dell’abbandono dello sviluppo dell’odiatissimo (seppur ancora utilizzatissimo) Internet Explorer in favore del progetto Spartan (che deve ancora vedere i natali al grande pubblico). Può sembrare poco, ma decidere di lasciar morire un progetto di 20 anni sul quale sono state spese infinite ore di lavoro e che, a modo suo, ha fatto la storia, è un grosso passo. Se il passo sarà in avanti o indietro ce lo dirà solo Spartan quando sarà disponibile.


Conclusione

Seppur abbia criticato in passato Windows e le scelte di Microsoft, questi ultimi due anni stanno dimostrando un’apertura mentale che ha dell’incredibile per una casa abituata a dettare legge ed avere la ragione del mercato sempre e comunque. Ulteriore prova è anche la recentissima dichiarazione da parte dei capoccia MS di voler aggiornare a Windows 10 anche chi ha una copia pirata del prodotto, in modo da scoraggiare il fenomeno della pirateria. Magari è solo un pretesto per farlo provare gratuitamente per un tot di tempo e poi chiedere una piccola cifra simbolica dopo aver testato la bontà del prodotto; questo non lo so, so soltanto che è una mossa che mi è piaciuta parecchio.

L’unica ed ultima cosa che mi aspetto da Microsoft è l’adattamento dei propri software anche per il mercato Linux. Sì, sarebbe stato bello pensare all’apertura del codice sorgente, ma mi accontenterei anche e solo della presenza degli applicativi MS su di altre piattaforme (sebbene esitano già delle validissime alternative open source).
Per ora accontentiamoci dunque di vedere le build stabili di Windows 10, uscita promessa da Microsoft stessa in estate 2015.